TERZA PAGINA | ILARIA ALPI e MIRCO HROVATIN | A 20 anni dall’omicidio, la verità si fa strada nello speciale RAI3.

Il 20 marzo 1994 veniva uccisa in Somalia, a 33 anni nemmeno compiuti, Ilaria Alpi, e con lei l’operatore Miran Hrovatin. Molti programmi li hanno ricordati, l’altra sera Raitre ha trasmesso «La strada della verità», speciale condotto dal direttore della rete Andrea Vianello, ricco di testimonianze, ricordi, letture, fatte anche da Federica Sciarelli, da Franca Leosini, «chi ha truccato, chi ha fatto carte false?». «La giustizia non è riuscita – dice Vianello – a trovare le risposte». E «La strada di Ilaria» si intitola il libro di Francesco Cavalli, tra gli ideatori del premio giornalistico intitolato a lei: si assegna a Riccione dal 1995, quest’anno dal 4 al 7 settembre. Ilaria faceva la giornalista con impegno e senso etico. Quel giornalismo è un punto di riferimento che va indicato, promosso, valorizzato (fonte: La Stampa).

Ilaria Alpi fu uccisa mentre si trovava a Mogadiscio come inviata del TG3 per seguire la guerra civile somala e per indagare su un traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali in cui probabilmente la stessa Alpi aveva scoperto che erano coinvolti anche l’esercito ed altre istituzioni italiane. Nel novembre precedente era stato ucciso, sempre in Somalia ed in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano.

I due giornalisti scoprirono un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell’Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali. La commissione non ha però approfondito la possibilità che l’omicidio possa essere stato commesso per le informazioni raccolte dalla Alpi sui traffici di armi e di rifiuti tossici.

Sulla scena del delitto arrivarono subito dopo gli unici altri due giornalisti italiani presenti a Mogadiscio, Giovanni Porzio e Gabriella Simoni. Una troupe americana ( un freelance che lavorava per un network americano) arrivò mentre i colleghi italiani spostavano i corpi dall’ auto in cui erano stati uccisi a quella di Giancarlo Marocchino con cui successivamente vennero portati al Porto vecchio. Una troupe della Svizzera italiana si trovava invece all’Hotel Sahafi ( dall’altra parte della linea verde) e filmò su richiesta di Gabriella Simoni (perché ci fosse un documento video) le stanze di Miran e Ilaria e gli oggetti che vennero raccolti. (fonte: Wikipedia)

Il 19 marzo 2014 la presidente della Camera Laura Boldrini  ha annunciato di aver girato, con delle lettere “per avere quanto prima una risposta”, al presidente del Consiglio, al Procuratore nazionale antimafia e alle altre autorità competenti, la richiesta di desecretare tutti gli atti trasmessi a Montecitorio dai servizi di sicurezza sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, dopo l’appello promosso da Articolo 21 sulla piattaforma ‘Change.org’, con decine di migliaia di firme all’attivo in pochi giorni.

 

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